Deliri di una Diseducatrice Sessuale

La faccia di merda

La faccia di merda

“Mi dai questo con su la panna?”

“Te lo incarto”

“No. Lo mangio ora”

Cammino mano nella mano con il mio compagno. La nostra passeggiata è divenuta un rito che si ripete in qualsiasi luogo del mondo ci troviamo.

Negli ultimi anni non viaggiamo più… dal 2020.
Solo Italia. Nessun aereo.
A me va bene così. A lui meno.

Un corriere sta cercando l’indirizzo di qualcuno a cui deve consegnare il pacco che ha posizionato sotto l’ascella.

Per fortuna è inverno.

Una coppia molto anziana ci passa da parte. Chissà come saremo alla loro età.
Quando conobbi il mio compagno ebbi delle visioni molto chiare, che furono il motivo per cui…

“Hai sentito? Hai sentito quel fattorino cosa ha detto?”

Il mio compagno sta ridendo.

“Non ho sentito”

“Ha detto: devo capire dove abita questa faccia di merda“

Ridiamo.
Mi giro per guardare il corriere. Sta camminando interagendo tra sé e sé.
Che dolcezza. Quanta frustrazione.

Vorrei abbracciarlo e dirgli: “Trova un lavoro che ti dia gioia. te lo meriti”.

Vorrei dirlo a tutti. Invece devo farmi gli affari miei. Ognuno ha il suo percorso. Giusto per sé: libero arbitrio.

“Deve amare tanto il suo lavoro quest’uomo. Chissà quanti pensano la stessa cosa mentre quotidianamente consegnano centinaia di pacchi a centinaia di -facce di merda-”

Se facessi il suo lavoro direi la stessa cosa. Anche peggio. Infatti non faccio il suo lavoro.

Quando ero giovane ho fatto ogni tipo di lavoro, a quei tempi la mia priorità era quella di essere una amorevole madre. Non mi interessava null’altro.
Il mio obiettivo era di avere due o tre figli, possibilmente femmine. Femmine senza dubbio.

Lo chiedevo al cielo, ogni volta che vedevo una stella cadente.

Così è stato. Come ogni cosa della mia vita. Sono sempre riuscita ad ottenere ciò che ho desiderato con amore.
Continuo a farlo. Spesso mi ritrovo ad essere impaziente.

È così per tutti. Se non confondessimo l’ego con l’amore ci potremmo rendere conto che ogni cosa che desideriamo con il cuore è prima in noi e poi si manifesta all’esterno di noi.

Devo imparare ad essere paziente. Questo è un punto su cui devo migliorarmi.

Sono le 12.34 e ho appena mangiato un muffin alla ciliegia con la panna. È ora di pranzo. Non ho resistito.

Sono un disastro.

“Hai fame?”

Vorrei che mi rispondesse di no.
Vorrei passeggiare fino allo sfinimento.
Non ho nessuna voglia di rientrare. Non ho fame. Ovviamente. Ho mangiato il muffin e tutta quella panna.

Idiota. Daphne. Idiota.

“Eh… direi… è l’una…”

“Ok rientriamo.”

La fame arriverà.
L’appetito vien mangiando.
Così si narra.

Chissenefrega.

Tornano le visioni che mi hanno portata ad aspettarlo, ripenso agli anni in cui vedevo in lui l’uomo che è oggi.
Vedo sempre la parte migliore delle persone, anche quando non è ancora manifesta.

Ci vuole pazienza perché spesso ciò che vedo nel futuro non è per niente nel presente.
Questo può provocare aspettative.

Vedere le potenzialità umane mi salva la vita. Ce n’è almeno una in ogni umano.

Scovarla è la mia sfida.
Di tutto ciò ne ho fatto un lavoro.
La mia vita.
Il mio lavoro.
La mia famiglia.

Le visioni di noi.
I capelli bianchi
Mano nella mano.
La casa.
La spiaggia.
Mano nella mano.
Il mare.
La pace.

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